Dal Libro di Giobbe: (In quel momento, il Signore Dio parlò a Giobbe: "Chi è costui che intorpida i miei consigli con parole prive di senso? Cingi qual prode i tuoi lombi: io t'interrogherò e tu mi istruirai! O eri tu quando io fondavo la terra? Parla se possiedi intelligenza. Forse ti furono aperte le porte della morte e hai veduto le porte dell'ombra? Conosci le leggi del cielo o determini tu le loro influenza sulla terra?
L'ala dello struzzo sbatte lieta, ma è forse pietosa come la penna della cicogna? Esso abbandona al suolo le sue uova e nella sabbia le lascia riscaldare, dimenticando che un piede può calpestarle e le bestie del campo possono schiacciarle. E' crudele coi suoi pulcini, come se non fossero suoi e non si cura se è vana la sua fatica. Che Dio gli ha negato la sapienza, né l'adornò d'intelligenza, ma al tempo di alzarsi, prende la corsa e se la ride del cavallo e del cavaliere.
Cingi come un prode i tuoi lombi: io t'interrogherò e tu istruiscimi. Vorrai tu rendere vano il mio diritto, darmi torto per avere ragione tu? Hai forse un braccio come quello di Dio, o puoi tuonare con voce pari alla sua? Adornati, allora, di gloria e di maestà, rivestiti di splendore e di magnificenza! Diffondi i bollori della tua ira, mira ogni superbo ed umiliato! Deprimi ogni orgoglio e schiaccia gli empi ovunque si trovino: nascondili insieme nella polvere. Rinchiudili in un luogo nascosto! E anch'io ti renderò omaggio, perché ti rende vittorioso la tua destra!"
Giobbe rispose al Signore: "Riconosco che tutto puoi, né impossibile è a te alcun progetto. Chi può denigrare il tuo consiglio con la sua ignoranza? Così ho parlato senza discernimento, di cose troppo mirabili per me, senza che le capissi: "ascolta, ed io parlerò", "io ti interrogherò e tu mi istruirai". Per udito aveva saputo di te, ma ora l'occhio mio ti ha visto, perciò io mi ritratto e faccio penitenza in polvere e cenere).
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